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ALLOCCHIO BACCHINI : STORIA DI TRE AZIENDE

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Alessandro De Poi
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06.Nov.09 23:52

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ALLOCCHIO BACCHINI: STORIA DI TRE AZIENDE

di Carlo Recla

Allocchio Bacchini è un binomio che rappresenta tuttora una pietra miliare nella storia dell’industria elettronica italiana ed è riconducibile a tre diverse Aziende milanesi che operarono, nel secolo scorso, per cinquant’anni complessivamente: la Allocchio Bacchini & C., la ABC Radiocostruzioni e la Radio Allocchio Bacchini. Va citato pure il nome Radialba, legato al marchio di alcuni apparecchi prodotti, che tuttavia non credo fosse una ditta a sé stante. Alla fine della prima guerra mondiale i due fondatori, appunto l’ingegner Allocchio e l’ingegner Bacchini, grazie alla loro precedente esperienza, decisero di produrre strumenti elettrici di misura dapprima a bobina mobile, come voltmetri ed amperometri, virando poi dall’elettrotecnica all’elettronica con la successiva produzione di strumenti sempre più sofisticati, come per esempio oscilloscopi. Già in quegli anni venne assunto, come ingegnere progettista, Arturo Recla, la cui presenza risultò costante in tutte e tre le Aziende citate. Si trova ancora in alcune biblioteche il suo libro intitolato appunto “strumenti elettrici di misura”. Ma la grande novità di quegli anni era la radio e ben presto gli sforzi dell’Azienda s’indirizzarono in quella direzione. Anche il governo dittatoriale dell’epoca ben comprese come la radio potesse rappresentare un utilissimo strumento di propaganda politica, ma restava il problema dei prezzi: il popolo difficilmente poteva permettersi di acquistare tali apparecchi, perché troppo cari, e ciò valeva anche per quelli più semplici, a galena, che oltretutto si ascoltavano in cuffia rendendo difficile il coinvolgimento di tutto il nucleo famigliare. Venne quindi bandito un concorso statale per la produzione di un apparecchio radio a basso costo, concorso che coinvolse tutte le Aziende italiane del settore, e che venne vinto proprio dall’Allocchio Bacchini, con un moderno apparecchio dotato di altoparlante e che beneficiava di uno schema elettrico rivoluzionario per risparmiare almeno una delle costose valvole termoioniche che venivano a quei tempi impiegate prima dell’avvento di transistor e circuiti integrati, e, grazie a un’intuizione particolarmente felice del suo progettista, intuizione che venne brevettata, il costoso condensatore variabile che veniva utilizzato per la sintonia venne sostituito da un economico condensatore fisso, rendendo mobile per la sintonia la ferrite interna dell’induttanza di alta frequenza. Anche di tale invenzione si può tuttora trovare documentazione in un'altra pubblicazione del prof. Recla, che nel frattempo aveva già progettato apparecchi per auto. Suo uno studio comparso sulla rassegna “Radio industria” già nell’aprile del 1935 ! Ma l’Azienda era ormai impegnata nel campo della televisione: forse il primo prototipo in assoluto di televisore prodotto in Italia fu quello messo a punto dal progettista dell’Allocchio Bacchini ed è esposto al museo della scienza e tecnologia di Milano. La seconda guerra mondiale costrinse ad occuparsi esclusivamente di apparecchi bellici e anche la ricerca fu giocoforza indirizzata in tal senso fino a realizzare un apparecchio molto simile a quello che sarebbe stato il radar. Terminato il conflitto terminarono anche le commesse militari, l’Allocchio Bacchini si ritrovò in crisi di liquidità e dovette chiudere. Lo stabilimento di corso Sempione venne successivamente rilevato dall’Editoriale dell’ing. Sisini che già allora pubblicava La Settimana Enigmistica, uno dei pochi periodici di quell’epoca che ancora sopravvivono oltretutto senz’alcuna necessità di essere modificato. Trovatisi senza lavoro, tre dirigenti dell’Allocchio Bacchini, Raffo, Recla e Ferri (quest’ultimo tuttavia diede ben presto le dimissioni) fondarono l’”ABC Radiocostruzioni” che già col nome, dalle iniziali della Allocchio Bacchini & C, voleva essere il logico proseguimento dell’attività interrotta. Avvalendosi dell’esperienza nel campo degli apparecchi economici, venne subito progettato un nuovo apparecchio radio con un occhio attento alle prestazioni, ai massimi livelli, ma con un costo contenuto: per esempio l’altoparlante, che a quei tempi era solitamente coperto da una costosa tela speciale, venne nascosto da un semplice cartone forato che, verniciato in giallo paglierino, faceva una bellissima figura a un costo quasi irrisorio. Anche in tale nuova Azienda vennero condotti costosi studi e realizzazioni di prototipi di televisori e tali investimenti causarono anche qui problemi di liquidità. Nel frattempo il cav. Gianni Viganò, industriale veneto nel campo delle montature di occhiali, aveva riscosso nel suo ambito un notevole successo (ricordo qui il brevetto “sferoflex”, geniale trovata per rendere, con una molla e una piccola sfera, le stanghette degli occhiali al tempo stesso più robuste ed elastiche), disponendo di capitali da investire, da un lato creò una catena di negozi di ottica, l’Istituto Ottico Viganò, oggi Salmoiraghi Viganò, e dall’altro, intuendo lo sviluppo che ci sarebbe stato nel campo della televisione, decise di far risorgere il marchio Allocchio Bacchini che ancora godeva di grande prestigio. Dovette tuttavia, probabilmente per evitare richieste di creditori della passata gestione, cambiare ragione sociale, e così nacque la Radio Allocchio Bacchini con sede in via Ornato, a Niguarda, all’estrema periferia di Milano. Venne chiamato il dott. Recla, progettista storico della vecchia Allocchio Bacchini, che liquidò i creditori dell’ABC chiudendo la Ditta e si mise al lavoro su un numero incredibilmente ampio di apparecchi d’uso domestico, senza trascurare la televisione a colori. In questo settore la nuova Allocchio Bacchini investì molto, come del resto fecero le principali industrie elettroniche italiane, che già cominciavano a subire la concorrenza orientale. Quando l’industria italiana fu pronta a produrre i televisori a colori, e la Rai pronta a trasmettere dopo aver speso molto per convertire gli impianti al colore, sostituendo le telecamere e tutto il resto, inspiegabilmente il governo dell’epoca ne giudicò azzardata l’introduzione in Italia, vietando alla Rai le trasmissioni a colori se non per brevi prove tecniche in orario di lavoro. E così la Radio Allocchio Bacchini fu costretta a chiudere, come quasi tutta l’industria elettronica nazionale, dissanguata da investimenti dei quali non poteva raccogliere i frutti, e scomparvero così insieme con lei nomi prestigiosi e ricchi di storia, come Geloso, Radiomarelli e tanti altri. Pochi anni dopo, quando, fatalmente, venne tolto l’embargo, noi italiani comprammo televisori provenienti dall’Olanda, dalla Germania quando non addirittura dall’Oriente. Coincidenza curiosa, oggi tanto lo stabilimento di corso Sempione che quello di via Ornato sono stati entrambi trasformati in alberghi.


Chi avesse la possibilità di aggiungere testimonianze o correzioni alla ricostruzione storica che ho ritenuto di fare, mi farà cosa gradita se vorrà farlo all’indirizzo carlo.recla[A*T]yahoo.it Grazie.

Alessandro Capitani
Alessandro Capitani
 
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17.Aug.11 08:05

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Molto apprezzato. A futura memoria della miopia della politica italiana nei confronti della industria elettronica e delle telecomunicazioni, vorrei citare un intervento del On. Donat Cattin in parlamento: "Gli italiani non si possono permettere la TV a colori". Era il 1969, lo stesso anno dello sbarco dell'uomo sulla luna.

This article was edited 17.Aug.11 21:01 by Alessandro Capitani .

Matteo Vannini
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13.Sep.18 17:32

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Splendido articolo Alessandro purtroppo certe miopie sono una costante dell'Italia. per fortuna c'è gente brava e giovane come te che tiene viva la memoria.

Sai per caso se Allocchio Bacchini forniva le apparecchiature radio trasmittenti alla marina Italina dell'epoca ovvero durante gli anni del secondo conflitto mondiale. sarei curioso di sapere che strumentazione montavano le grandi navi della classe Littorio ad esempio: la Roma, la Vittorio Veneto, la Littorio etc. etc.

Grazie ancora

Matteo

Pier Antonio Aluffi
Pier Antonio Aluffi
 
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10.Jan.21 22:48
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Buonasera. Decisamente in ritardo, ma ho trovato diverse pubblicità sulla rivista "Sapere" di Hoepli del 1935/6 dove Allocchio Bacchini & C. pubblicizzano "Apparecchi Radiotelegrafici e Radiotelefonici per Aeroplani". 
E' tutto.

  
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