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Panoramica dei costruttori italiani di tubi elettronici

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Emilio Ciardiello
Emilio Ciardiello
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07.Nov.12 12:16

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Premessa

Questa è una panoramica che io mi auguro possa essere d’aiuto ai molti collezionisti che vorrebbero saperne di più, quando vedono valvole di case poco note o con strane etichette incollate sul bulbo. Sebbene sia abbastanza completo l’elenco dei costruttori, molte informazioni sono basate solo su ricordi o su vecchie letture e potrebbero essere incomplete o anche errate. Ogni correzione ed ogni ulteriore informazione sarà apprezzata.

 


Preistoria

Sappiamo da Tyne (1*) e da Franco Soresini (2*) che il fisico italiano Quirino Majorana aveva già nel 1912 descritto una valvola, il ‘deviatore elettronico’, da lui brevettata. In ogni caso, dobbiamo attendere la Prima Guerra Mondiale, 1915 – 1918, per trovare una reale produzione di tubi elettronici per applicazioni militari. Secondo Franco Soresini, il primo costruttore italiano fu l’ing. Prola, a Roma. Il suo triodo a doppio filamento venne usato nel ricevitore telegrafico conosciuto come ‘Epuratore Bardeloni’.

Intorno al 1917 troviamo un altro triodo, usato in apparati per l’ascolto di comunicazioni telefoniche nemiche. Il triodo ‘Gorizia’, progettato da Quirino Majorana, venne prodotto dalla ditta ‘Giuseppe Longoni’ di Genova, che fabbricava lampadine elettriche. Poco dopo la guerra, la ditta Longoni venne acquistata dalla Marconi e chiusa, per evitarne la concorrenza.

A partire dai primi anni ‘20, troviamo la nota ‘Zenith’ con sede a Monza, dove l’ing. Agostino Del Vecchio aveva avviato la produzione del suo triodo trasmittente DV2 (Del Vecchio 2). Per alcuni anni la Zenith fu il solo costruttore italiano di valvole.

 


L’industria della radio in Italia durante il Fascismo

Durante gli anni venti in Italia troviamo numerosi costruttori radio, spesso anonimi, per evitare le tasse imposte su ogni ricevitore in favore delle stazioni emittenti. Molti dei costruttori erano piccoli laboratori artigianali, che usavano componenti e valvole in gran parte di provenienza estera, Francia, Germania, Inghilterra o Stati Uniti. Sul finire degli anni venti più di 60 costruttori si dividevano un piccolo mercato, che sarebbe cresciuto solo più tardi, negli anni trenta, con l’uscita delle radio popolari volute dal regime fascista. ‘Il villaggio deve avere la radio’ fu lo slogan del regime nel 1931. Subito i dieci migliori progetti presentati dalle industrie furono approvati per costruire il modello unificato ‘Radio Rurale’, che venne distribuito a tutte le comunità, le scuole, le parrocchie e le associazioni in ogni più piccolo paesino d’Italia. Il modello ‘Radio Rurale’ fu seguito poco dopo dal modello ‘Radio Balilla’ e dal perfezionato ‘Radio Roma’, voluti per diffondere la radio nelle case private.

Sempre nel 1931, il governo intervenne in favore dell’industria radio nazionale, imponendo pesanti dazi doganali sugli apparecchi e sui componenti importati dall’estero. Queste sono alcune delle tariffe applicate:

Tariffe doganali sulle valvole e sugli altri componenti radio
Radio riceventi con un numero di valvole tra 1 e 5   lire         80
Altri ricevitori radio lire       100
Valvole di peso fino ad 80 grammi lire         10
Valvole di peso fino a 150 grammi lire         22
Valvole di peso oltre i 150 grammi lire         50
Altoparlanti, resistori, condensatori elettrolitici lire   50 / kg
Altre parti radio lire 135 / kg


Per dare un’idea di quanto questi dazi fossero alti, bisogna ricordare che all’epoca la lira era cambiata alla pari con il dollaro americano. La paga di un sergente era di circa 25 lire al mese, mentre un caporale percepiva meno di 3 lire al mese.

I dazi doganali si sommavano alla tassa in vigore sulle valvole e sugli apparecchi di illuminazione. Questa tassa era prepagata con ogni valvola, con una marca timbrata o un piombo, come nella figura seguente. Le valvole fornite alle forze armate non pagavano la tassa e recavano un’etichetta di esenzione.



Vi erano ora tutte le condizioni per una considerevole crescita del mercato ed, al tempo stesso, dell’industria nazionale. Per continuare ad essere presenti sul mercato italiano, i costruttori stranieri furono obbligati o a concedere licenze di produzione a costruttori italiani, oppure ad aprire essi stessi fabbriche in Italia. In questo scenario, negli anni trenta apparvero in Italia nuovi costruttori di valvole.


- FIVRE, fondata a Pavia nel 1932 dalla Magneti Marelli per produrre valvole su licenza Radiotron (RCA), fu il più grande costruttore di valvole tutto italiano. Per un certo tempo Fivre fornì valvole dalla caratteristica colorazione viola alla casa madre Marelli. Nella pubblicità si sottolineava l’equivalenza tra le valvole Fivre e quelle prodotte in America dalla RCA. ‘Dall’America all’Italia il nome cambia ma la qualità resta inalterata’ diceva una pubblicità da una rivista del 1934.

Alcune pubblicità e scatole della FIVRE




- Officine Marconi Genova fu la compagnia più longeva nella produzione di valvole. Essa era legata alle varie attività della Marconi in Italia, presente fin dal 1906 nelle comunicazioni radio, nelle trasmissioni e nel traffico radiotelegrafico marittimo. Come fornitore di valvole, Marconi operò fin dai primi anni venti, probabilmente solo come importatore all’inizio, e fino alla metà degli anni settanta, quando il mercato dei tubi elettronici era in rapido declino. Giusto pochi anni prima la Marconi aveva rilevato la fabbrica ATES-RCA dell’Aquila, dove aveva spostato la produzione di tubi riceventi.




- Philips aveva iniziato un’attività commerciale a Milano, importando valvole ed ogni altra cosa dall’Olanda. Nel 1928 acquistò una fabbrica di lampade ad Alpignano. Non vi sono comunque prove di una produzione di valvole in questa fabbrica e neanche altrove in Italia fino al 1936, quando la Philips comprò la fabbrica della Zenith a Monza. E’ ragionevole pensare che nei primi anni trenta, onde risparmiare sui dazi doganali, la loro fabbrica di apparecchi radio a Milano abbia operato lavorazioni su lotti di valvole semilavorate, forniti dalla casa madre in Olanda. Indicazioni di queste lavorazioni possono essere desunte dalle inesattezze di alcune pubblicità. Nella pubblicità seguente viene presentata la nuova valvola convertitrice AK1. Si nota però che è rappresentata una valvola con base europea a contatti laterali, una CK1, e dei componenti sciolti, ancora includenti una base a contatti laterali. Questo può essere il segno che si aveva solo una conoscenza molto approssimata della nuova valvola, ma si era ancora in attesa degli assemblati e dei componenti, come dei dettagli della base, dalla casa madre.

Pubblicità Philips del 1934




- Telefunken – non si conoscono dettagli circa gli avvii delle produzioni di tubi elettronici da parte del gruppo Siemens/Telefunken a Milano. Si può ritenere che la produzione iniziò intorno alla metà degli anni trenta, anche utilizzando bulbi o sottoinsiemi di elettrodi preassemblati forniti dalla casa madre in Germania.
 



- Zenith, come abbiamo visto all’inizio, era una antica fabbrica con sede in Monza. Nei primi anni trenta la sua produzione comprendeva una linea completa di tubi riceventi e trasmittenti, inclusi i tipi correnti europei ed americani, oltre ai propri. La Zenith era ben introdotta nelle forniture militari, anche come seconda sorgente per tubi Marconi, Philips e Telefunken. Nel 1936 fu acquistata dalla Philips, anche se il marchio continuò ad esistere almeno fino alla II Guerra Mondiale.



Qualche nota aggiuntiva

Negli anni trenta il governo italiano premeva per un alto livello di standardizzazione ad ogni livello, negli apparati ed anche nei componenti. Incontriamo ad esempio ricevitori che utilizzano un sol tipo di valvola in tutti gli stadi. Anche ai costruttori di valvole fu richiesto di produrre tipi intercambiabili. Spesso le equivalenze non sono evidenti, anche a causa delle sigle differenti usate da ogni costruttore, ma in genere si possono trovare due o tre fornitori per ogni tipo di valvola. In molti casi l’equivalenza era stabilita in base alla regola delle 3F, ‘Fit, Form, Function’, ovvero erano sufficienti connessioni, forma e funzionamento simili, senza che fossero richiesti scambi riguardanti i dettagli costruttivi. Un esempio molto significativo è offerto dalle quattro versioni prodotte in Italia del tubo Telefunken RS31g, ovvero il tipo RS31 della Telefunken Milano, lo Zenith W31, il Marconi Genova MT31 ed il FIVRE 3C70. Anche considerando che l’esemplare della Zenith raffigurato in Radiomuseum è privo del cappuccio superiore, i quattro tubi appaiono abbastanza dissimili per colori, materiali, trattamenti superficiali e perfino per le quantità di amianto visibili. Ecco un’immagine rappresentante i quattro tubi affiancati, grazie al contributo di Alessandro De Poi per la RS31 e di Sigmund Hauschild per la W31. Uno speciale ringraziamento a Norman Wilson, N6JV, per le informazioni sulla 3C70, riportate nel suo sito.

 



Effetti delle sanzioni del 1935 e delle limitazioni alle importazioni di materie prime durante la guerra.

A partire dal 1935, per effetto delle sanzioni imposte all’Italia dalla Società delle Nazioni o SDN, l’industria elettronica incominciò a risentire della carenza di molti materiali strategici, quali rame, stagno, nichel, ma anche gomma ed ogni altro materiale importato fino ad allora. Fino allo scoppio delle ostilità, qualcosa poteva ancora essere acquistato per contanti sul mercato americano, in base alla politica del ‘cash and carry’, voluta dal presidente F. D. Roosevelt con il ‘Neutrality Act’ del 1936. Purtroppo questi approvvigionamenti erano ampiamente insufficienti per coprire le necessità complessive delle industrie. Il governo italiano fu costretto a varare una politica di autarchia: tutta l’industria, anche quella elettronica, fu invitata a rendersi indipendente, per quanto possibile, dalle forniture di materie prime di importazione.

In questo contesto vanno inquadrate molte delle produzioni di valvole italiane del periodo, spesso derivate da tipi di case straniere, eppure abbastanza differenti dai loro prototipi, per dettagli costruttivi ed anche per prestazioni. Nessuna informazione ci è pervenuta circa le soluzioni che ogni costruttore pose in essere per garantire l’uscita dei prodotti, anche in condizioni di mancanza di molti materiali. Molte soluzioni furono adottate ed ogni soluzione poteva variare al lotto di produzione successivo, in funzione di mutate reperibilità di alcune materie prime. Sappiamo ad esempio che in Italia, nelle reti di distribuzione di energia elettrica, furono usati fili formati da una piattina di alluminio avvolta a spirale su di un’anima di filo d’acciaio. Per contro, in America venne usato argento puro nelle bobine RF per sostituire il rame, quando nel 1941 questo incominciò a scarseggiare. Oggi possiamo solo provare ad immaginare qualcuna delle soluzioni adottate all’epoca, osservando attentamente ognuna delle valvole italiane costruite in quel periodo. Le quattro varianti dell’RS31 descritte sopra sono esempi di come fossero stati impiegati materiali differenti dai loro costruttori, probabilmente in momenti differenti.

Ovviamente dobbiamo ritenere che ogni contatto ed ogni scambio di informazioni tra la Marconi Italiana e la casa madre in Inghilterra si siano interrotti allo scoppio della guerra. Lo stesso avvenne certamente tra la Fivre e l’americana RCA dopo Pearl Harbor o forse ancor prima.. Nel frattempo erano andati crescendo i rapporti d’affari verso le industrie tedesche, al punto che le più recenti valvole italiane o erano tipi autarchici, interamente progettate in Italia, oppure erano copie di tipi della Telefunken o di altri tipi europei. Un insieme delle due opzioni può essere osservato in molti tipi della famiglia WE xx.



Costruttori del dopoguerra

Dopo la fine della guerra troviamo solo tre costruttori ancora pronti a ripartire: FIVRE, Marconi e Philips. Non c’è traccia di una riapertura da parte della Telefunken, sebbene la Siemens sarebbe restata ancora presente in altri settori del mercato elettronico e delle telecomunicazioni. I tre costruttori di cui sopra furono aiutati a ricostruire le linee distrutte dai bombardamenti, anche grazie ai fondi messi a disposizione dal Piano Marshall, anche noto come ERP, European Reconstruction Plan.

A partire dalla metà degli anni cinquanta, vediamo comparire sulla scena anche nuovi costruttori di valvole.


- ELSI, Elettronica Sicula, fu fondata a Palermo nel 1956, per iniziativa della Raytheon e della Machlett. Per anni ha prodotto valvole per il mercato civile e per quello militare, tubi a raggi catodici e semiconduttori. Dal 1962 la sua produzione era pienamente qualificata ed usciva marcata come Raytheon oppure Raytheon-ELSI.

Pubblicità Raytheon-ELSI ed un tubo qualificato NATO

Nel 1969 la ELSI passò alla società pubblica Italtel e divenne ELTEL, Elettronica Telecomunicazioni, dedicata alla costruzione di tubi speciali.

Intorno al 1990 lo stabilimento passò alla Alenia e continuò la progettazione e la produzione di componenti e tubi a microonde con il nome ALELCO, finché non divenne Galileo Avionica, tuttora presente sul mercato.



- SICTE, Pavia – Questa casa compare verso la fine degli anni cinquanta, probabilmente fondata da ex-dirigenti della Fivre. La Sicte era specializzata nella produzione di valvole raddrizzatrici e di potenza per televisori. Avevano a catalogo anche alcuni tipi molto particolari di raddrizzatori, con le sezioni separate, adatti all’impiego in duplicatori di tensione.




- Magnadyne – Questa azienda era nata a Torino nel 1922, quando Paolo Dequarti, allora sedicenne, incominciò a costruire radio. La Magnadyne iniziò a produrre le proprie valvole alla fine degli anni cinquanta. Le valvole erano progettate per adattarsi in modo ottimale ai circuiti usati negli apparecchi radio/TV prodotti dalle case del gruppo. Le valvole, identificate da codici interni Magnadyne, non erano normalmente intercambiabili con valvole delle serie correnti europee o americane, a volte semplicemente per delle selezioni particolari, altre volte per prestazioni o pinout diversi. Il codice era semplice: il primo gruppo di cifre indicava la tensione di filamento, c’era poi una parte letterale che indicava il numero di elettrodi e quindi un progressivo che identificava il tipo.

Questo era il significato delle lettere usate nel codice:

D = diodo di segnale (A volte D era usato per indicare Doppio)
E = Eptodo
F = Tubo di potenza a Fascio
P = Pentodo
R = Raddrizzatore
T = Triodo

Le valvole a più sezioni differenti potevano avere più di una lettera. Qualche esempio:

6T1 – Era un triodo UHF, simile alla 6AF4A
6T26 – Era un doppio triodo, simile alla ECC85
6TP6 – Era un triodo pentodo, simile alla 6BM8/ECL82
12P1 – Era un pentodo, simile alla 12BA6
9TD35 – Era un triplo diodo – triodo, simile alla 9AK8/PABC80
25F7 – Era un amplificatore di potenza a fascio, simile alla 25E5/PL36

Come già detto, ogni equivalenza con valvole di altri costruttori è da verificare di caso in caso, perché le valvole Magnadyne erano progettate o comunque selezionate per funzionare correttamente nei loro apparecchi.



- ATES – RCA – Fondata a L’Aquila nel 1959 come ELIT, Elettronica Italiana, nello stesso anno divenne ATES, Aquila Tubi Elettronici e Semiconduttori. La sede legale era a Napoli, quella commerciale a Milano e la direzione era a Roma. Nel 1960 la RCA entrò nel capitale sociale e qualificò le linee di produzione. Le valvole prodotte a L’Aquila recavano perciò il doppio marchio RCA –ATES e venivano vendute anche dalla rete commerciale della RCA stessa. Quando alla fine degli anni sessanta la RCA abbandonò questo mercato in Italia, la fabbrica finì alla Marconi di Genova, che spostò a L’Aquila la propria produzione di tubi riceventi.

 


Oltre alle case elencate, dobbiamo ricordare due costruttori di cinescopi per televisori, la Eurovideo/Indesit e la Videocolor.

- Videocolor, Anagni (FR), fu fondata negli anni sessanta dalla RCA, che però ben presto abbandonò questo settore in Italia. Intorno al 1970 la Videocolor fu acquistata dalla francese Thomson. Nei momenti migliori la sua produzione raggiunse i 2,5 milioni di pezzi all’anno.


- Eurovideo – Indesit, Teverola (CE). La Eurovideo nacque negli anni sessanta come iniziativa della Indesit, un gruppo industriale con ben 8 fabbriche, per produrre tubi a raggi catodici in bianco e nero per le gamme di televisori a basso costo del gruppo. La Eurovideo realizzò anche tubi con schermo verde o giallo da usare nei monitor per computer e per qualche anno offrì anche monitor OEM. La linea venne chiusa intorno alla metà degli anni ottanta e gli impianti di produzione vennero spostati in Cina.

Riferimenti;
1*) Tyne, Saga of the Vacuum Tube
2*) Soresini F., Di Tubo in Tubo
‘L’Antenna’, numeri vari degli anni trenta
‘La Radio per Tutti’, numeri vari degli anni trenta
‘Selezione di tecnica radio – TV’, numeri vari degli anni sessanta
Ventimila Valvole, CD da Leonardo Mureddu e Stefania Atzeri
GBC, Listino valvole e tubi a raggi catodici, 1968

This article was edited 08.Nov.12 06:14 by Emilio Ciardiello .

  
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